venerdì 26 aprile 2013

Amo solo la pizza


Non è vero. Il titolo è provocatorio. Amo molte altre cose. Il problema è che sono, apputno, "cose".
Perdiamo molto, troppo tempo a trovare ogni strategia possibile per allargare la nostra "scuderia di voglie", che in breve tempo, grazie all'azione martellante del nostro piccolo ego, porta all'allargamento della "scuderia delle necessità". "Non posso veramente fare a meno di quel ristorante il sabato sera...". Questo non è vero, certo che potete farne a meno. Provate a essere dei "rinuncianti light", almeno una volta ogni tanto.
Se avete l'abitudine di andare a quel ristorante, il mercoledi, provate a non andarci per una volta. Il senso di disagio che provate al pensiero di non rispettare quella che ormai è diventata una vera e propria routine, peraltro molto costosa, è analogo a quello del fumatore privo di sigarette alle due di notte, che sente la necessità della "sigaretta della staffa". "Dove sarà il distributore più vicino? Dove potrò cambiare i miei pezzi interi per ottenere gli spiccioli necessari per l'acquisto del fatidico pacchetto?".
Io amo solo la pizza. Nel senso che ho cercato di restringere il range dei miei attaccamenti culinari alla sola pizza. A lei concedo di mancarmi occasionalmente, quando sono costretto involontariamente o volontariamente a farne a meno. Ho scritto volontariamente proprio per evitare che l'abitudine diventi una dipendenza. All'inizio c'erano altre abitudini, poi le ho nutrite così poco, poverine, che se ne sono andate a cercare nutrimento da qualche altra parte, almeno credo.
Create solo buone abitudini, e guardatevi da tutte quelle il cui destino è quello di diventare delle vere e prorie dipendenze. Come si sa, una dipendenza non porta a nulla di buono: ben presto non godiamo più del "bello" di un'attività, ma se manca.. non voglio nemmeno pensarci. No, così non va. Gettiamo le basi per un sano non-attaccamento. Godremo molto di più di qualsiasi cosa esperiremo, e non ci sentiremo morire ogni volta che queste cose verranno a mancare.
Per far questo occorre avere un'ottima capacità di introspezione, che si sviluppa col tempo, cercando di monitorarsi nel modo più profondo e onesto possibile: ogni volta che sentite un senso di disagio per la mancanza di qualcosa, prendetene nota. Se siete degli amanti degli esercizi, ecco gli step di una semplice procedura per dire di no a tutto ciò che è superfluo.
  • Munitevi di taccuino/diario e matita.
  • Durante il giorno, scrivete sul taccuino tutto ciò di cui vi viene voglia, e a cui non avete accesso.
  • Osservate la voglia, sentite cos'è fisicamente, dove si manifesta: una sensazione nella pancia, una tensione nel collo, etc
  • Osservate finchè questa sensazione si attenua. Continuate a osservare con pazienza.
  • A questo punto, misurate la vostra "voglia" della cosa in questione. Vedrete che sarà nettamente diminuita.
  • Dite di no!
Semplice, no? Buona pizza!

giovedì 25 aprile 2013

Le onde del pensiero - come fermarle (se è possibile)

Le "onde del pensiero" si manifestano ogni volta che vi sedete a meditare, per quanto siate carichi di buone intenzioni e armati di grande pazienza. La scena è sempre la solita: vi sedete nella vostra postura preferita, fate qualche esercizio preparatorio e iniziate la vostra pratica. Dopo qualche minuto vi rendete conto che state pensando a tutto fuori che all'oggetto della vostra meditazione.

I pensieri ammaliano. Sono così interessanti che subdolamente riescono ad attirare la nostra attenzione e a distoglierci dalla nostra disciplinatissima pratica. Esiste una soluzione? Possono le onde del pensierio cessare di disturbare il mare della nostra quiete meditativa? Ecco tre pratiche e veloci soluzioni al problema:


  1. La morte - Lo so, può sembrare un approccio un pò definitivo, e in effetti lo è. Non si tratta di una vera e propria soluzione, quanto meno che sia compatibile con la possibilità che voi stessi ne godiate i frutti. Ma è l'unica vera soluzione. Le onde del pensiero non cessano.Negli Yoga Sutra di Patanjali questo punto è sottilmente affermato, in quanto la cosiddetta "neutralizzazione" delle onde del pensiero non è altro che la capacità dello yogi di rimanere serenamente sull'oggetto della meditazione, in uno stato di quiete, senza che i pensieri riescano a distoglierlo dalla pratica. Una delle strategie per ottenere questo stato di pace è 
  2. Osservare - i pensieri possono essere osservati come oggetto stesso della vistra meditazione. Se si fanno insistenti, ignorarli potrebbe causarne un aumento dell'insolenza e delle richieste di attenzione. Per questo, provate a posare la vostra attenzione proprio sul pensiero che vi aggredisce, fissando la vostra concentrazione su di esso, studiandone con calma i vari aspetti, senza tentare in alcun modo di manipolarlo. Potreste rimanere stupiti nel vedere l'oggetto del pensiero che si dissolve nel niente, per lasciar posto alla quiete. Un'altra strategia è infine quella di 
  3. Lasciar andare -  Non si tratta di voltarsi dall'altra parte e far finta che il pensiero non esista, monitorandolo di continuo con la "coda dell'occhio". L'atteggiamento che dovete tenere è diverso: accettatelo, lasciatelo lì dov'è. Lasciatevi "molestare" un pò e riportate l'attenzione sull'oggetto della meditazione, considerando il pensiero come naturalmente presente, come un dato di fatto, ma come qualcosa di poco importante. Come bizzosi bambini a caccia di attenzioni, se li ignorate, desisteranno. Magari dopo un pò di tempo, ma desisteranno.


Queste strategie (le ultime due direi, lasciate perdere la prima, almeno per il momento) funzionano. Abbate pazienza, ripetetele e praticatele fino a che non ne diventate completamente padroni. Provare per credere!

mercoledì 24 aprile 2013

Consapevolezza del respiro: qualche "dritta"


Durante gli esercizi di consapevolezza del respiro, siamo soliti ricevere l'indicazione di osservare il punto di entrata/uscita del respiro. Il nostro lavoro iniziale, durante la respirazione consapevole, è quello di osservare la realtà del processo della respirazione.
  • Il punto di entrata e di uscita del respiro nel corpo è un ottimo punto di osservazione. Ci sono molti validi motivi per utilizzare tale punto. Se avete il raffreddore potete tuvvaia tranquillamente utilizzare la bocca: non c'è un punto  "magico" quando si tratta di osservare il respiro, l'importante è la vostra attenzione fissa su di esso.
  • Se avete difficoltà a sentire il "punto", provate con qualche respiro profondo: questo vo aiuterà a localizzare velocemente e vistosamente il punto di passaggio del respiro.
  • Non modulate il respiro. Osservatelo. Se avete l'impressione che il respiro sia troppo profondo o troppo flebile, probabilmente state cercando più o meno involontariamente di controllarlo. Come al solito, siate consapevoli.
  • E' possibile che chi di voi pratica l'Hatha Yoga, o chi in generale pratica esercizi di Pranayama, abbia qualche difficoltà iniziale a "lasciar andare" il respiro; bene, abbiate pazienza, una pazienza yogica, e lasciate andare. Presto o tardi il respiro seguirà il suo percorso, e voi ne diverrete i degni osservatori.
  • Questa è sottile: state attenti a mantenere l'attenzione sul processo del respiro, e non su pensieri riguardo al processo del respiro. A volte può capirare di confondere le due cose, anche ai meditatorio più esperti.
  • Tornate al respiro durante lagiornata. Ascoltatelo, osservatelo. Portate la meditazione fuori dalla meditazione. Siate consapevoli, consapevolissimi, il più possibile, durante il giorno. "Respirate" le vostre conversazioni e le vostre attività. Tornate a trovare il respiro, più volte che potete durante il giorno.
  • I progressi sono graduali. Non abbiate fretta! Accettate l'idea che le pratiche meditative richiedono tempo perchè vi accorgiate degli enormi benefici che vi portano!
Buona respirazione!

E' tempo di meditare


Molti si chiedono quanto e quando sia giusto meditare. Sui testi classici non ci sono indicazioni precise in termini di minuti e pause, fatto che ci porta a un’importante considerazione: siamo noi a prendere questa fondamentale decisione. Dobbiamo seguire il nostro istinto, il “Guru interiore”, ponendoci allo stesso tempo qualche vincolo in termini di durata minima della seduta. E qui entra in gioco l’esperienza. Quella degli altri, se siamo dei principianti.
Una seduta di quindici/venti minuti, da effettuare due volte al giorno, può essere considerata il minimo indispensabile. Per chi non ha mai meditato, ma proprio mai mai, va bene anche iniziare a praticare per cinque minuti, e poi incrementare gradualmente col passare dei giorni e delle settimane. Chiaramente mentre giorni e settimane passano, è fondamentale che la pratica venga effettuata con costanza e consapevolezza.
Nella meditazione, la quantità è più importante della qualità. Questo dobbiamo ricordarlo sempre. Stare seduti nella posizione del loto per tre ore, soffrendo indicibilmente non è segno di illuminazione, è una prova di forza. Anche cinque minuti di respiro consapevole sono più importanti di un simile stillicidio. Se non vi sentite pronti per i canonici quindici minuti, quindi, meditate per cinque, ma anche per due, o per tre. Gettate le basi, con pazienza. Sarò facile stare seduti per pochi minuti, e in breve tempo sentirete lo stimolo ad allungare la durata della seduta, alla naturale ricerca di una maggiore profondità nella vostra pratica.
Infine, ricordate il principio fondamentale: “poco è meglio di niente”. Meglio meditare due minuti, che non meditare per niente.
Adesso è tempo di meditare :)