Per sviluppare la coscienza del samadhi e allo scopo di ridurre la causa delle afflizioni (si pratica il kriya yoga)
Al solito, sono piuttosto confuso. La pratica del kriya yoga ha come scopo lo sviluppo del samadhi e la riduzione dei klesha. I klesha sono le afflizioni, e rifletto, mentre leggo il commento, sulle mie afflizioni: piccole questioni di lavoro, cose che non distruggono la mia vita onestamente. In ogni caso potrei non capire e non riconoscere quanto sono afflitto, quindi procedo. Partiamo dal presupposto che io sia pieno di afflizioni, e che il kriya yoga, che pratico come regolarmente, abbia come secondo scopo (il primo è il samadhi) quello di ridurre le afflizioni, ovvero i klesha.
In qualche modo la pratica del kriya yoga non combatte direttamente i klesha, ma c'è uno step intermedio: in sostanza lavora direttamente sulle cause dei klesha. Da questo sutra si evince immediatamente che la pratica del kriya yoga sia in grado di portare grandi cambiamenti, ma anche qui l'entità del cambiamento è vaga, forse è una questione di linguaggio: non viene specificato se il cambiamento avviene nella mente, nel corpo, ovunque, non si sa. Satyananda non ha dubbi: sono il corpo psichico, fisico ed emozionale a ricevere cambiamenti, ma nel commento si legge un inquietante "può darsi".
Da un punto di vista logico nel commento secondo me non si evince molto, c'è una sorta di descrizione molto, molto concisa, di cosa si ottiene con la pratica del kriya yoga, ovvero la riduzione dei klesha e il raggiungimento del samadhi, di cui comunque non si parla molto. In termini pratici ho qualche difficoltà a pensare a un'applicazione di questo sutra a ciò che pratico tutti i giorni. La prima cosa che mi viene in mente è un invito interiore a fidarmi della pratica, e in qualche modo a insistere perchè gli scopi sono nobili, e parecchio. Per associazione naturale, non posso non pensare al fatti di non dovermi attaccare ai frutti dell'azione, per questo mi sento di poter dire che si tratta di un sutra puramente descrittivo, e non di un "meditate, gente, meditate!" fatto per esaltare il praticante.
Poi leggo il commento di Paramahamsa Prananananda, e mi sento sollevato: a parte la traduzione, si inizia con una bella rassicurazione proveniente niente meno che da Lahiri Mahasaya: il kriya Yoga serve a sradicare le difficoltà. Mi piace l'aggiunta del fatto che con la pratica si ottiene l'ascolto continuo del suono Divino Eterno: nada. Ci teniamo questa affermazione proprio perchè è di LM, anche se si tratta sempre, più o meno, dello stesso concetto: praticare il kriya yoga porta a buoni risultati, di cui o si è già parlato in precedenza (i klesha), o non si può parlare attualmente (il samadhi), o che la maggior parte di noi, semplicemente, non comprende appieno (nada).
Per me attualmente si tratta di un invito a continuare a praticare e ad approfondire lo studio dei sutra.
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